ARTE&DESIGN

Creatures are grinding their teeth

Conversazione con Angelo Visone, aka Ango the Meek Dead
di Alberto Panegos | Illustrazioni: Angelo Visone

Stavo guardando i tuoi lavori negli anni, e direi che uno dei protagonisti principali sono le parole. “Freaks e manichini che fluttuano in uno spazio metafisico al contempo fumettistico e sado/maso”, per citare Ivo Serafino Fenu. Mi piace questa sua descrizione… “I colori… i miei colori… escono dalle mie vene… son dolci… i miei colour… dolci… sono rossi come la sifilide… e vanno, vanno dentro agli occhi della gente… portando a tutti l’infezione (…).” (La casa dalle finestre che ridono)

Hai visto giusto caro Alberto. E che citazione hai tirato fuori! Film meraviglioso! Le parole sono fondamentali nel mio lavoro. Parole e, più recentemente, frasi intere, fanno parte integrale del disegno. Anche se quando inizio un disegno, una frase o una parola in testa non ce le ho ancora. A dire il vero non ho in testa nemmeno un’idea… diciamo che parto da una sensazione. Poi sul foglio compare qualche linea o un abbozzo di figura e poi, diciamo entro i primi 10 minuti, la fatidica “sentenza”.

Hai fatto un sacco di Sketchbooks. Raccontami di loro…

Ho sempre un quaderno con me. Da sempre. Dai tempi dell’Accademia. In borsa con me. All’epoca dell’Accademia erano più che altro quaderni d’appunti con note e disegni, e schizzi e ritagli di giornale o dattiloscritti. Poi si sono lentamente evoluti in veri e propri sketchbooks che contengono solo disegni e nessuna nota. Il primo risale al 2005. Da quel momento in poi le note scritte le riporto direttamente sul mio diario (tengo un diario giornaliero da quando ero ragazzino).

Tornando agli sketchbook: ognuno di essi ha una titolo che viene dato al quaderno quando ancora e’ intatto. Il titolo comunque non influenza i disegni o il concetto dello sketchbook, o perlomeno questa e’ la mia intenzione, poi forse, in qualche minima parte lo fa. Quello che intendo dire e’ che i miei sketchbooks non hanno un concetto/tema che vogliono esprimere/esplorare.

Di solito, nel novanta per cento dei casi, lavoro ad un solo sketchbook per volta e quasi mai a casa. In volo da Berlino a Milano, in treno, sulla U-Bahn, a casa di amici durante un chill out, a cena fuori, a lavoro, sono queste le situazioni in cui mi vedrai scarabocchiare sul quaderno.

Anche le fanzine abbondano, nella tua produzione…

Oh si! Adoro le fanze! Ne produco di mie, collaboro con quelle di amici o artisti che ammiro e ne compro o scambio ogni volta che posso. Sono una mia passione. Nella mia “collezione” ho zines che riguardano musica, cinema, arte, teatro, letteratura, controcultura, gender, sesso… sono questi i “campi” che mi interessano.

La passione per questo mondo nacque grazie alla mia collaborazione (come grafico) con la storica queer zine Speed Demon. Il mio ragazzo dell’epoca (stiamo parlando della fine degli anni ’90) era uno dei redattori di Speed Demon e quando andai via da casa dei miei per vivere “da solo” andai a finire proprio nella casa di un altro dei redattori della zine. Si! E’ ad Orlando e Flavio che devo il mio amore per le fanzine. Loro mi hanno insegnato tutto su questo mondo di fotocopie e ritaglia e incolla e fotocopia e distribuisci e scambia! Scambia! Scambia!

Io personalmente ho pubblicato zines su: disegno, grafica, letteratura, fotografia. Alcuni sono interventi su zines di amici (ad esempio This is The Salivation Army di Scott Treleaven, la succitata Speed Demon Queer Zine, Good Vs. Evil di The Horror). Alcune si sono limitate a numeri unici, altre hanno avuto un seguito. Alcune sono terminate, altre ancora sono in corso.

Le mie zine, quelle che auto-produco a nome Ango the Meek Dead, che sono attualmente in corso e di cui ho intenzione di produrre altri numeri in futuro, sono: Mourning Zine (dove pubblico i miei lavori di fotografia), Dork Boor Zine (interventi grafici su immagini da riviste o posters), Skank Bloke Zine (interventi di computer grafica su immagini di un artista del passato), Ed Io Sono La Morte (split-zine di disegni e illustrazioni in collaborazione con un altro artista che scelgo e invito per il progetto… e tu ne sai qualcosa vero carissimo?).

Ho avuto anche l’onore di avere pubblicate tre zines monografiche: Will Wreck You Anyway per la Museruola Edizioni, Infantile Bickering Turned Into a Ghastly Muggery per la PerroPanda Edizioni e Cockzine per Cockette.

Tocca parlare di Berlino, visto che sono anni che ci vivi…

Mi sono trasferito a Berlino nei primi mesi del 1999. La mia migliore amica/sorella/socia Tina ci si trasferì anni prima e fino a quando non la raggiunsi mi tempestò di email e telefonate per convincermi! Io, pauroso e titubante come sempre, ci ho messo qualche annetto, ma poi nel 1999 feci il grande passo! E nulla fu più azzeccato e giusto!

La mia vita a Milano aveva raggiunto livelli di tristezza e miseria non più sopportabili ormai. Avevo due lavori che mi impegnavano dal lunedì alla domenica, come “giorno libero” solo il lunedì mattina. E tutto ciò solo per riuscire a pagare a malapena affitto e bollette. Non un cinema, non un party o una mostra… era lusso concedermi una di queste cose. Solo i libri rimasero una costante, essendo uno dei due lavori in libreria, avevo una buona percentuale di sconto direttamente dai fornitori.

Un giorno però raggiunsi il limite. Avevo appena passato un anno sulla sedia a rotelle a causa di un incidente e relativa operazione chirurgica al ginocchio, e avevo raggiunto ormai i 140 kg di peso. Ritornato a lavoro dopo un anno da infermo, aspettai un altro paio di mesi e poi mi trasferii dai miei, così da racimolare un po’ di soldi in previsione dei primi mesi da disoccupato a Berlino.

Lettera di dimissioni ed eccomi a marzo ‘99 finalmente a Berlino. Un paio di mesi a casa di Tina, pagando una nullità per la mia stanza, e poi i primi lavori. Qui ho ritrovato persone e amici che avevo dimenticato si fossero trasferiti. Altri ne sono arrivati nel corso degli anni, compreso il mio compagno Petri, che da Stoccolma si trasferì qui quasi 4 anni fa.

Insomma mi sono ricostruito una “famiglia” amorevole, che supporta i suoi membri a pieno e in ogni modo possibile. Qui ho un lavoro principale che mi impegna tre notti a settimana. Faccio il barista al Barbie Deinhoff’s… per me che manco bevo alcol ti puoi immaginare! Ho dovuto imparare tutto! All’inizio non avevo nessuna idea di cosa stessi servendo ai clienti… di alcuni drink ancora non sono certo di cosa io stia preparando mentre li servo!!! Un lavoro notturno mi lascia tutto il giorno per disegnare, leggere, studiare, andare in giro per gallerie e musei, al cinema o a vedermi un concerto, vedere gli amici, starmene a letto a coccolare la micia per ore. Finalmente mi sento sereno e libero di organizzare il mio tempo in modo produttivo.

Gli altri due lavori che ho mi impegnano solo due notti al mese come bouncer a due party organizzati da miei amici (italiani, e qui torna la “famiglia” che sostiene e aiuta): Homopatik e Gegen.

Ovvio non è tutto rose e fiori! La lingua è ostica. Studiare mi piace e non costa poi così tanto… anche se è da un paio d’anni che mi sono fermato nello studio del tedesco. Vorrei… ritornerò a studiarlo ma non nell’immediato. Devo solo darmi un decisivo calcio in culo per tornare in pista.

La burocrazia è un inferno. Qui adorano le carte! Plichi di documenti per una cazzata! Sicchè tengo tutto al minimo indispensabile! Avrei diritto, come lavorante in Germania e cittadino europeo, al Wohnungsgeld (un aiuto monetario per pagare l’affitto di casa essendo il mio stipendio troppo basso per gli standard tedeschi) per esempio, ma non ho nessuna voglia di sbattermi per i documenti e le carte che devo compilare e presentare… ho il culo pesante, si! E Berlino in questo è assai accondiscendente. Se vuoi muoverti lento e fare una vita non troppo stressante, beh, Berlino ti asseconda. Et voilà!

Pornflakes crew. Dicci dicci…

PornFlakes Queer Crew nacque a Milano verso la fine degli anni ’90 da una mezza dozzina di attivisti queer (froci, lesbiche, dykes, trans gender) che non si danno una definizione fissa di genere, che fanno del continuo ridefinirsi, o non definirsi affatto, il punto di forza del loro agire politico. Tutt* venivamo dal mondo delle autogestioni e dell’attivismo politico o da altre esperienze queer in embrio che in quegli anni iniziavano ad affacciarsi in Italia. Prima non si era mai sentito parlare di “queer” se non grazie alla zine Speed Demon. Noi eravamo stanch* del movimento GLBT, nel quale non ci riconoscevamo più. Così abbiamo iniziato a scambiare zines con l’estero, partecipare a meetings internazionali auto-organizzati, come Queeruption per esempio, informarci e organizzare dimostrazioni ed eventi culturali in squatts, a Milano principalmente ma anche in tutta Italia ed Europa.

La cosa andò sviluppandosi ed ingrandendosi a vista d’occhio. C’era una grande quantità di persone che nel movimento GLBT ormai non si riconosceva più… bastava solo mostrare loro l’alternativa, far vedere che un modo diverso di vivere la propria omosessualità/a-sessualità/eterosessualità era possibile.

Un gran fermento in continua espansione e attività (concerti, raves, tekno-electro parties, zines, libri, teatro, cinema, occupazioni, manifestazioni) da nord a sud. In quegli anni c’eravamo noi PornFlakes Queer Crew, Speed Demon Queer Zine, le nostre serate allo SQOTT, al COX18, alla Pergola, le SheSquat, le Mountain Dyke, la ShaKe Edizioni, le Fika Futura, a Milano. Poi le SexyShock, Carni Scelte, Frangette Estreme a Bologna. Il MOS a Sassari. E Torazine, la PoRcaMaDoNna Distro, le Fucking Babries, Clit Rocket!, Phag Off, a Roma. Eravamo una grossa famiglia anti-patriarcale e in continua crescita.

Tornando a PornFlakes Queer Crew, durammo fino al 2012 più o meno. Con cambi di visione, interessi diversi, divergenze (sempre benvenute) e saluti e abbracci. Ognun* per la sua strada forte dell’esperienza che ci ha formato. Senza rimpianti o rimorsi, anzi. Ancora oggi i/le giovani queer ci riconoscono per strada e ricordano con gioia i nostri eventi e le nostre demo. E quando un* ragazzin* ti dice: “Grazie! Voi mi avete dato una famiglia in cui mi sentivo accettat* e fatto conoscere un mondo che credevo non esistesse”, il mio cuore si gonfia di gioia che vorrei urlare a squarciagola.

Consigliami un paio di film per la serata.

 A questa domanda e’ impossibile rispondere perchè il cinema è una delle mie maggiori passioni, assieme ai libri… É come se mi chiedessi due libri da leggere! Ci proverò limitando la mia risposta a due titoli, non dai miei preferiti, ma andando a pescare due film che ho visto nell’ultimo mese. E quindi ti dico: Autómata di Gabe Ibáñez e Le Cose Belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno.

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di Alberto Panegos | Illustrazioni: Angelo Visone